RESIDENZA FUTURO 2025:
Il progetto di residenza del Teatro Libero
Residenza Futuro – il format delle residenze del Teatro Libero – si inserisce in una visione progettuale più ampia, radicata nella programmazione nazionale e internazionale dedicata ai nuovi linguaggi della scena, alla ricerca teatrale e drammaturgica, alla danza e alla performance. In questo contesto, Teatro Libero promuove da anni il festival internazionale Presente Futuro (che nel 2026 celebra il ventennale), sostenendo in particolare le compagnie under 35 attraverso percorsi di residenza accompagnati da un tutoraggio qualificato. Da questa esperienza, legata alla vocazione internazionale del Teatro Libero – attiva fin dagli anni ’70 con il festival Incontroazione – nasce un modello di residenza strutturato e formalizzato nel triennio 2022/2025, riconosciuto dal Dipartimento del Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana.
Per il triennio 2025/2027, il progetto intende sostenere artisti e nuclei creativi nelle fasi di ideazione e sviluppo, attraverso percorsi di tutoraggio mirati e l’attivazione della rete di relazioni e competenze costruita nel tempo. Centrale è la connessione tra artisti e territorio, così come il dialogo con reti nazionali e internazionali di programmatori, produttori e operatori, in un’ottica di crescita e internazionalizzazione integrata con altre azioni già avviate dal Teatro Libero in collaborazione con soggetti della filiera dello spettacolo dal vivo. Gli obiettivi del progetto includono il sostegno alla creatività emergente siciliana, il rafforzamento del rapporto tra artisti e comunità, la promozione dei linguaggi contemporanei della scena e della danza, la valorizzazione del territorio a livello internazionale e la mobilità degli artisti attraverso reti di residenze già consolidate.
Isabel – Tratto da una storia vera
di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo
con Caroline Loiseau
musica dal vivo Marco Memetaj
foto Monica Brusasco
produzione Anonima Teatri / Twain Centro Produzione Danza
con il sostegno di Tersicorea / progetto RIZOMI – Residenza “Artisti nei Territori” Carloforte / Isola di San Pietro / Teatro “La Bottega”
Isabel – tratto da una storia vera è un progetto che si muove tra teatro, danza e narrazione; la creazione racconta la vita di una donna e della sua famiglia, attraversando le vicende sociali e politiche dell’Argentina tra il 1963 ed il 2022. Isabel è una donna, molte donne, è figlia, sorella e madre. Isabel è la forza dell’essere umano, il sorriso sulle labbra di una ragazzina felice per un raggio di sole. Isabel è la costante ricerca della normalità e della quotidianità perduta, è la speranza che fatica a soccombere, Isabel è la forza di adattarsi ai cambiamenti. Isabel è una donna semplice e come lei ce ne sono tante. Questa storia è come tante altre storie, solo che questa è la storia di Isabel e per questo è speciale e unica. Lo spettacolo e i fatti raccontati all’interno sono ispirati alla storia vera di Victoria Donda: prima figlia di “desaparecidos” ad essere eletta alla Camera dei deputati Argentina.
Cartografia di una distanza
un progetto di Benedetta Parisi
produzione Collettivo EFFE, Torino
Cartografia di una distanza è uno spettacolo che indaga il tema della distanza geografica tra persone che si amano, trasformando lo spazio in materia emotiva e narrativa. Al centro, storie d’amore che attraversano confini, lingue e continenti, dove la distanza non è solo una misura fisica, ma una tensione continua tra corpi, desideri e possibilità di incontro. Attraverso una drammaturgia che intreccia materiali documentari e scrittura scenica, lo spettacolo dà voce a esperienze reali raccolte sul campo: amori nati tra paesi diversi, separazioni forzate, tentativi di avvicinamento, strategie per resistere all’assenza. Lettere, dialoghi e frammenti di interviste si alternano, costruendo una partitura che oscilla tra intimità e racconto collettivo. In scena, la distanza si fa racconto condiviso: il primo incontro, la separazione, la frustrazione, la ricerca di una lingua comune diventano tappe di una geografia affettiva. Cartografia della distanza traccia così una mappa invisibile fatta di relazioni, in cui ogni storia ridefinisce il modo di misurare ciò che separa e ciò che unisce.
Disa(r)mati
un progetto drammaturgico di Denise Diaz Montalto
DISA(R)MATI è ambientato in un futuro molto prossimo, dove una distopia minima deforma e amplifica le contraddizioni già presenti nella contemporaneità. In questo mondo perturbante, riconoscibile e al tempo stesso alterato, si muovono personaggi attraversati da rabbia, frustrazione e desiderio, immersi in una precarietà sistemica che invade ogni aspetto dell’esistenza: economico, sociale ed emotivo. La drammaturgia indaga il legame profondo tra queste forme di precarietà e la possibilità – o impossibilità – della genitorialità, mettendo in scena un presente che sembra non offrire alternative e in cui il futuro appare già compromesso. Le relazioni si incrinano, i desideri si trasformano in tensioni irrisolte, mentre il bisogno di costruire qualcosa di stabile si scontra con un sistema che rende tutto fragile e incerto. Tra grottesco, surreale e talvolta orrorifico, DISA(R)MATI costruisce un immaginario in cui il reale viene spinto ai suoi limiti estremi, restituendo uno specchio deformato ma lucidissimo del nostro tempo.
Da uno a sette… Giocando con le arti
un progetto di Sara Chiarello, Francesca Di Paola, Giulia Ruisi
occhio esterno Tatiana Giurintano
produzione Inoltrarti ETS
Le arti sono un gioco, e il bambino lo sa, imbratta le pareti cercando il colore, le forme, costruisce con pochi semplici, naturali strumenti le proprie immagini, ispira sé stesso e il suo movimento attraverso le note musicali che ascolta e sperimenta, danza liberamente in modo ancestrale, recita personaggi per lui reali, legge le storie diventandone il protagonista all’interno di panorami e paesaggi inventati, guarda le immagini create per lui sentendone le emozioni. Lo spettacolo si articola in sette quadri, sette arti che si sono sviluppate con l’umanità nel corso della sua storia. Tre personaggi giocano con piccole storie legate a ciascuna delle sette arti – architettura, letteratura, scultura, pittura, musica, teatro, cinema – attraverso il linguaggio predominante del teatro danza e del mimo. Elementi di diversi colori e forme si mescolano per creare lo spazio scenico all’interno del quale i corpi dei danzatori si trasformano in figure e personaggi con distinti stati d’animo, una volta sono statue, una volta incarnano un’orchestra di corpi, una volta lasciano il mondo reale per entrare, con un effetto sorprendente, nella magia del cinema. Nello spettacolo il gioco crea atmosfere ironiche, comiche, paradossali, sorprendenti, esilaranti, poetiche e d’incanto.
Pan – Il sogno di non diventare grandi
regista e drammaturgo Gianluca Iumiento
attrice e drammaturga Maria Sand
compositore e musicista Edoardo Petracci
produzione Binario Vivo, Padova
PAN – il sogno di non diventare grandi è un progetto teatrale ideato da Gianluca Iumiento e Maria Sand, che reinterpreta la favola di Peter Pan al femminile come metafora della nascita di una voce autonoma, capace di sfuggire ai modelli maschili e di preservare la libertà dell’infanzia. Lo spettacolo, destinato a bambini e adulti, fonde recitazione, teatro di figura e musica dal vivo in un universo scenico di carta che si piega, vola e muta forma davanti agli occhi del pubblico. Durante la residenza creativa, Iumiento e Sand svilupperanno il copione e la drammaturgia visiva attraverso tecniche di devising e scrittura collettiva, sperimentando materiali, linguaggi e relazioni tra corpo e marionetta. Nei dieci giorni saranno inoltre provinati interpreti del teatro di figura palermitano, mentre il compositore Edoardo Petracci inizierà la creazione della colonna sonora dal vivo, ispirata a Kurt Weill e Brecht, dove elettronica e strumenti acustici si fondono in un paesaggio sonoro poetico e giocoso.
La/Les Femme/s Qui Brille/nt
idea progettuale Amalia Borsellino
interpreti e coreografia Amalia Borsellino, Simona Miraglia, Rosada Letizia Zangrì
consulenza drammaturgica German Jauregui, Antia Diaz Otero
produzione Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse Nazionale
in coproduzione con IN ARTE Associazione Culturale
Il progetto, nella sua prima fase di esplorazione, si ispira ai linguaggi artistici degli anni ’30 del Novecento: arte, fotografia, moda. L’arte surrealista contiene una spinta verso il superamento dell’ordinario, verso l’accettazione del diverso; il fascino per ciò che è misterioso e ignoto diventa mezzo per schiudere le porte della percezione. Il corpo, frammentato o oggettivato, assume un ruolo centrale: volto, mano, occhio e oggetto quotidiano vengono isolati, deformati, riflettendo identità e desiderio. Il processo creativo prende forma dopo TheoDora, ispirato a Dora Maar, e si amplia in una riflessione sulla diversità e sul ruolo della donna come artista e musa. Le opere di Man Ray, Claude Cahun e Lee Miller costruiscono un terreno di sperimentazione in cui corpo, materia e luce interrogano realtà e inconscio. La fotografia si offre come spunto coreografico, attraverso tecniche capaci di generare presenze e assenze. Il lavoro sul corpo attraversa distorsione, frammentazione, scomposizione e ricomposizione del gesto, creando una coreografia che si muove tra realtà e sogno.
“Sorti” – le donne nel mito
di Laura Giordani
musiche e atmosfere dal vivo di Mimmo Aiola
produzione Sicilia Sounds, Valverde (CT)
Cosa è la sorte? Questi sono i sinonimi: destino, fato, caso, casualità, fatalità, fortuna, ventura, situazione. È certo che quando si parla di sorte ci si riferisce a una condizione che spesso non è legata alla volontà di chi la subisce. Ciò che accade, a volte, è imprescindibile rispetto alle intenzioni originarie di una persona, e qui si parla di tre persone, tre donne, tre figure tragiche, note per le loro scelte, guidate da una sorte avversa. Cassandra: sceglie la via della verità, ciò che prevede deve assolutamente essere annunciato, il fatto è che nessuno le crede. Antigone: sceglie la via della giustizia, decide di dare degna sepoltura a un fratello, sepoltura di cui è stato decretato il veto. Clitemnestra: sceglie la via della vendetta, decide di togliere la vita a colui che l’ha tradita e che ha ucciso la loro figlia. Sono decisioni guidate, non scelte: le alternative si possono creare, in base a preferenze e valutazioni, ma nel momento in cui le forze avverse, il destino, (l’universo, diremmo oggi) decidono per noi, non v’è null
a che si possa combattere, è una lotta impari che porta solo a ciò che è stato sentenziato per noi. Ma nelle tragedie greche, come spesso accade tutt’oggi, le donne vedono più chiaramente degli uomini: Cassandra vede il futuro. Antigone vede la giustizia. Clitemnestra vede l’ipocrisia del potere. E sono proprio loro a pagare il prezzo più alto. D’altronde sono sempre gli uomini che scrivono le tragedie.








